Un filo rosso tra solidarietà e realtà: il Centro Antiviolenza in visita a Viva Vittoria VCO

C’è un filo invisibile, ma resistentissimo, che unisce le mattonelle di lana colorata stese sui tavoli di via Monte Grappa alle storie delle donne che, ogni giorno, cercano di ricostruire la propria vita. Venerdì scorso, la sede temporanea di Viva Vittoria VCO ha ospitato un incontro toccante e illuminante: le assistenti sociali Alessia Manini e Alice Comoli, referenti del Centro Antiviolenza (CAV) per la sede di Domodossola (ente capofila CISS Ossola), hanno fatto visita alle volontarie del progetto per raccontare cosa accade “dietro le quinte” del loro lavoro.

I numeri di un fenomeno trasversale

Durante l’incontro, sono emersi dati che fotografano una realtà provinciale complessa. Nel 2025, il Centro Antiviolenza ha avuto in carico ben 180 donne su tutto il territorio del Verbano-Cusio-Ossola. Di queste, 50 sono residenti in Val d’Ossola, e la maggior parte ha figli minori che vivono con loro il percorso di uscita dalla violenza.

“La violenza è un fenomeno assolutamente trasversale”, hanno spiegato le assistenti sociali, smentendo il pregiudizio che la vorrebbe legata solo a contesti di povertà o scarsa istruzione. Tra le donne assistite figurano medici, avvocati, infermiere e laureate, a dimostrazione che il benessere economico o l’affermazione sociale non sono scudi sufficienti contro questo dramma.

Oltre l’emergenza: ricostruire l’autonomia

Il lavoro del CAV inizia spesso con una chiamata d’emergenza dalle forze dell’ordine e una “valigia pronta” con lo stretto necessario per lasciare una casa non più sicura. Ma il percorso è lungo e faticoso:

  • Bisogni concreti: Trovare una nuova abitazione, lontana dal maltrattante, e riarredarla.
  • Autonomia lavorativa: Molte donne non hanno un impiego e necessitano di supporto per ritrovare l’indipendenza economica.
  • Il peso sui bambini: I figli non sono spettatori passivi; “hanno antenne molto sviluppate” e portano fardelli enormi che necessitano di cure e spiegazioni.

Come verranno utilizzati i fondi di Viva Vittoria

Il ricavato della vendita delle coperte (proposte a 20 euro l’una durante l’evento del 15 marzo a Domodossola) sarà fondamentale per coprire spese che i fondi istituzionali non sono destnati a finanziare. Le donazioni permetteranno interventi rapidi e flessibili quali ad esempio:

  • Mobilità: pagare la scuola guida per far conseguire la patente alle donne che ne sono prive.
  • Supporto ai figli: pagare baby-sitter, asili nido o centri estivi per permettere alla madre di lavorare o frequentare corsi.
  • Sicurezza: coprire i costi per il cambio delle serrature, nel caso di rientro alla casa familiare, o il versamento di caparre per nuovi affitti.
  • Cura dell’anima: finanziare pacchetti di almeno dieci incontri di supporto psicologico professionale per le donne più in difficoltà.

Un messaggio di speranza

Nonostante la durezza di alcuni racconti, citati ad esempio, l’incontro si è concluso con una nota di luce. “Ci sono storie con un buon esito, donne che ce la fanno in maniera meravigliosa”, hanno ricordato le operatrici, citando l’esempio di una donna che, dopo essere arrivata al CAV in piena emergenza, con evidenti segni di maltrattamento, è riuscita a ricostruirsi una nuova vita, persino a scrivere un libro sulla propria rinascita e impegnarsi nel sostegno delle altre vittime.

L’invito per tutti è ora in piazza a Domodossola, il 15 marzo, per trasformare questo “abbraccio di lana” in un aiuto concreto per chi ha deciso di dire basta.